Ronaldo e la spia maldestra

"La prima volta che vidi giocare Ronaldo, passai tutta la partita a criticarlo invano. Si stringeva nelle spalle per decollare e si lanciava nell'avventura solitaria di fronteggiare i difensori. Ogni volta che toccava il pallone lo allontanava parecchio, troppo, dai suoi piedi, e io, che come ogni spettatore giocavo la mia partita per interposta persona, puntualmente mi lamentavo: «Porca miseria, se l'è allungata troppo». 

Sembrava che finisse fuori, e invece la raggiungeva; sembrava che fosse in vantaggio il difensore, invece arrivava prima lui; sembrava che fosse del portiere, invece era gol. Il problema è che io misuravo la sua velcità in termini umani e Ronaldo è un portento fisico che fa saltare tutte le previsioni di tempo e distanza".

Jorge Valdano, Il sogno di Futbolandia


La Supercoppa Sudamericana è stata una competizione che ha avuto luogo dal 1988 al 1997 e prevedeva la partecipazione dei club che negli anni precedenti erano riusciti a conquistare, almeno una volta, la Coppa Libertadores.
Il torneo suscitò grande interesse perchè coinvolgeva le migliori formazioni di tutto il Sudamerica.

Nell'edizione del 1993 il sorteggio del primo turno mise di fronte, in una doppia sfida, Colo-Colo e Cruzeiro.
Per preparare al meglio i due impegni, pochi giorni prima della partita di andata, il tecnico della squadra cilena Mirko Jozic, chiese ad uno dei suoi uomini fidati, l'allenatore delle giovanili Josè Pekerman, di recarsi in Brasile per stilare un rapporto minuzioso sui futuri avversari.

Come un agente segreto, si intrufolò nello Stadio Beira-Rio di Porto Alegre, per assistere alla sonora sconfitta per tre a zero del Cruzeiro contro l'Internacional.

La "spia" annotò sul taccuino tutte le sue impressioni e, dopo la fine dell'incontro, chiamò Jozic. Con voce ferma e decisa gli disse: 

"Le cose non sembrano troppo complicate. Questi del Cruzeiro non hanno fatto più di due passaggi di fila e sono stati presi a pallonate da quelli dell'Internacional. Vedrai che batterli sarà una passeggiata".

Il croato sentendolo così sicuro di sé, si fidò ciecamente delle sue parole e, nel preparare la valigia per la trasferta, nascose tra i vestiti una bottiglia di champagne. La sua bocca stava già pregustando il sapore della vittoria.

Il Colo-Colo si presentò il 5 ottobre al Mineirão di Belo Horizonte, certo di giocare al gatto col topo e invece perse sei a uno.

 


Il Cruzeiro ogni volta che attaccava sembrava una tigre inferocita: graffiava, mordeva e infliggeva delle ferite mortali.
Di quei sei gol, tre li segnò un certo Ronaldo Luìs Nazàrio de Lima, un attaccante di soli diciassette anni che non aveva particolarmente colpito Pekerman nella gara con l'Internacional. 
Quel ragazzino mise letteralmente in ginocchio la retroguardia "Cacique".

Era imprendibile: una scheggia impazzita, una macchina da corsa che sfrecciava a tutta velocità sul campo. Era come se fosse stato liberato da una lunga prigionia.
Correva con il sorriso stampato sulle labbra, manifestava quella gioia di vivere tipica di chi si sente libero con il pallone tra i piedi.
Dalle sue giocate e dai suoi movimenti usciva una dolce melodia mai sentita prima.

I difensori arrancavano, provavano a stargli dietro, a inseguirlo, ma ad ogni suo scatto erano costretti a mangiare polvere. Uno di loro, Pedro Reyes, tentò di fermarlo con una scivolata assassina, ma non lo centrò e fece un enorme solco sul terreno.
Il suo compagno di reparto, Javier Margas, era convinto che avesse dei razzi incorporati nelle scarpe. Dopo il triplice fischio i due, stremati, chiesero una bombola dell'ossigeno. Reyes, con le ultime forze rimaste, si avvicinò a Jozic e gli confessò in un orecchio:

"Quel moccioso non è umano, deve essere stato creato in laboratorio, è qualcosa di devastante".

Nella partita di ritorno Ronaldo realizzò una doppietta e fece di nuovo impazzire Margas e Reyes. Ancora oggi la pronuncia del suo nome scatena in loro violenti emicranie e attacchi di panico. Il Colo-Colo non passò il turno e Jozic non aprì mai quella bottiglia per festeggiare. 
Poche settimane dopo, si dimise. 
La dirigenza del Colo-Colo, invece di promuovere in prima squadra Pekerman, preferì assumere Vincente Cantatore.

Il tecnico argentino imparò una lezione importantissima che gli sarebbe stata molto utile in futuro: nel calcio non bisogna mai dare niente per scontato.