L'origine della passione per gli assist di Cassano

 

Pietra e terra, terra e pietra. Una costante che si ripete all'infinito nel calcio di strada. La strada ha le sue insidie, i suoi pericoli. Bisogna aguzzare l'ingegno, la vista, sviluppare un sesto senso che ti permetta di accarezzare con dolcezza la palla, formare un intreccio, un’unione indissolubile con lei, tanto da non riuscire più a capire dove finisca il tuo corpo e dove, invece, cominci il cuoio. 

E proprio in Piazza Ferrarese, tra ginocchia sbucciate e partite interminabili, nel centro di Bari vecchia, dopo San Nicola, cresceva un piccolo Santo di nome Antonio. Un Santo un po’ diverso che faceva miracoli a suon di dribbling, tunnel e piroette. Era in grado di far passare la palla in spazi inesistenti, come uno spiraglio di luce che passa dalla fessura delle persiane.

Gli anziani seduti in piazza scommettevano ogni volta dieci o quindicimila lire sulla vittoria della squadra di Antonio. La scommessa, ovviamente, era sicura come la cassaforte di una banca. Si organizzavano dei tornei tra i quartieri delle città, partecipavano le parrocchie, i rioni. Anche lì quel piccoletto, che faceva magie con il pallone, dava spettacolo.


Una delle regole del calcio di strada è che il più scarso viene scelto per ultimo. Figuriamoci se qualcuno aveva intenzione di scegliere Nicola, un poliomielitico che partecipava alle partite di Piazza Ferrarese. Ma sotto l’ala protettrice di Sant’Antonio potevi diventare un animale da area di rigore.

«Nicola, tu mettiti vicino alla porta e vedrai che troverò il modo per farti segnare un sacco di gol!».

Antonio durante le partite dribblava tutti gli avversari. Come un illusionista faceva scomparire la palla per poi farla ricomparire all’improvviso, mentre gli avversari cadevano a terra come birilli. Arrivava vicino alla porta, tirava il pallone addosso a Nicola e come per magia finiva in rete. In una partita segnò dieci gol. Il miracolo era compiuto. Il più debole, l’indifeso, lo sconfitto in partenza aveva ottenuto la sua rivincita. Cose che solo nel calcio possono accadere.

Cassano recentemente ha dichiarato di aver sempre preferito l'assist piuttosto che il gol. Probabilmente questa passione nasce da quelle partite giocate in Piazza Ferrarese.
Saper fare gli assist è un'arte divinatoria: bisogna creare lo spazio dove non c'è, violare le leggi della natura e saper leggere in anticipo il movimento dei giocatori.

Il trovare il corridoio giusto, l'ultimo passaggio,  è un'invenzione, un colpo inaspettato, un evento che rompe l'ordinarietà della partita.
Il difensore avversario non può fare altro che rimanere inerme e guardare la palla scorrere davanti ai suoi occhi, accettando la triste sorte del destino.