El Clàsico de Avellaneda: Racing Club - Independiente

Spostandovi a sud di Buenos Aires, sulle sponde del Riachuelo, vi imbatterete nella città portuale di Avellaneda. Se amate le rappresentazioni teatrali questo è il luogo ideale per voi: il Teatro Roma e il Colonial creano atmosfere suggestive. Ma se volete ammirare il vero spettacolo dovete vedere il Clásico di Avellaneda: i diavoli rossi dell'Independiente da una parte e gli angeli blu del Racing Club dall'altra. Una rivalità intensificata dal fatto che gli stadi si trovano a una distanza, in linea d’aria, di poco più di trecento metri. La Doble Visera e il Cilindro, i due fratelli separati dalla nascita, ogni giorno si scrutano a vicenda in attesa di un passo falso di uno dei due.

Il 25 marzo del 1903 nella stazione ferroviaria di Barracas Iglesias, ad Avellaneda, un gruppo di giovani si ritrovò per unire due squadre, Il Barracas al Sur e il Colorados Unidos del Sur. Dovevano trovare un nome per il nuovo Club. Uno dei fondatori, Germán Vidaillac, mostrò ai suoi compagni una rivista sportiva francese. Sulla copertina emergeva la scritta: “Racing Football Club de Paris”. Tutti erano d'accordo: “Prenderemo anche noi quel nome! Ci chiameremo Racing Football Club de Avellaneda”.

Nell'estate del 1904 un gruppo di magazzinieri e di addetti alle vendite, tutti argentini, del grande negozio “City of London” si ribellarono perché non veniva permesso agli autoctoni di far parte della squadra aziendale. I ribelli convocarono una riunione in un magazzino nel centro di Buenos Aires, tra Calle Hipólito Yrigoyen e Calle Perù, per formare una nuova squadra. “Come ci chiamiamo?” Chiese uno dei membri. “Independientes!” Rispose un certo Rosendo Degiorgi. Il nome venne accolto all'unanimità generale. Il 1° gennaio del 1905 convocarono la prima assemblea e ufficializzarono la costituzione del club. Nei primi anni di vita l'Independiente condusse un'esistenza nomade, senza trovare una fissa dimora. Nel gennaio del 1907 il terzino Juan Irigoyen fece sapere ai dirigenti l'esistenza di un campo a buon prezzo ad Avellaneda. Detto, fatto. I diavoli rossi si trasferirono lì. Prendeva forma la battaglia col Racing per l'identificazione territoriale.


La prima partita tra le due squadre risale al 9 giugno 1907.

L'Independiente non partiva come favorito: quell'anno aveva subito sconfitte clamorose come l'1-21 contro l'Atlanta.
I tifosi del Racing erano sicuri: la loro squadra non si sarebbe limitata a vincere, ma a stravincere. Sui muri di Avellaneda, prima della partita, qualcuno pronostico un 40-0 in favore del Racing. Ma il calcio si sa è strano e la palla prende delle traiettorie imprevedibili.
L'Independiente vinse 3-2. Chi segnò il gol decisivo? Rosendo Degiorgi, l'uomo che aveva dato il nome al club, a quel tempo Presidente.
Da quel giorno le due squadre sarebbero diventate nemiche per la pelle!

Il racing un paio di anni dopo avrebbe vinto 7 campionati di fila, un'impresa che nessuno è mai più riuscito a replicare.
I suoi fenomeni erano Alberto Marcovecchio, Juan, Natalio Perinetti e Juan "Pichin" Hospital, dei veri e propri professori del rettangolo verde!


Erano gli anni de "La Academia", la prima vera macchina del calcio argentino.
L'Independiente nel 1926 vinse il campionato senza mai perdere una partita. Lo vinse anche nel 1938 e nel 1939 grazie ai colpi magici di giocatori come Arsenio Erico, Vincente de la Mata, Antonio Sastre, e Juan Josè Zorrilla.
Un gruppo che giocava in modo compatto ed armonioso ed era rapido sia nei passaggi che nei movimenti.

L'Independiente fu la prima squadra argentina a conquistare la Copa Libertadores nel 1964 contro il Peñarol. Un trofeo amato da queste parti, visto che l'avrebbero vinto altre 6 volte. Negli anni '70 Ricardo Bochini e Daniel Bertoni formavano una linea offensiva che faceva tremare le difese di tutto il Sudamerica. D'altra parte, quelli del Racing furono i primi, in Argentina ad alzare al cielo la Coppa Intercontinentale nel 1967.

L'equipo guidato dal caudillo Josè Pizzuti per un breve periodo fece rivivere i momenti d'oro de "La Academia".
Oggi le due compagini sono ormai lontani dagli antichi splendori di un tempo, ma questo non cancella l'aura magica che circonda il Clàsico, dove chi vince può regnare indisturbato come Sovrano di Avellaneda.


Nel 1925, con l'imminente vendita del terreno dove si trovava il vecchio impianto, in Avenida Mitre, i dirigenti dell''Independiente decisero di cercare un luogo per costruire uno stadio nuovo, sempre ad Avellaneda. Un'agenzia immobiliare propose un terreno situato nel Cuartel I°, dietro lo stadio del Racing, nella zona conosciuta come "la palude di Ohaco", un luogo acquitrinoso dove si diceva che "nei giorni di pioggia anche le mucche nuotavano". Accettarono la sfida e deciso di costruirci sopra la nuova casa. Tonnellate di cemento coprirono la melma della palude. Nasceva così La Dolce Viserà, che aprì le sue porte il 4 marzo del 1928. Finalmente l'Indipendente aveva un luogo fin cui abitare.

Difficilmente quelli del Racing accettarono a cuor leggero la scelta dell'Indipendente. Non solo avevano disturbato il quieto vivere trasferendosi da Buenos Aires ad Avellaneda, adesso costruivano uno stadio vicino al loro!

Nel 1944 i dirigenti del Racing mostrarono i primi progetti per costruire un nuovo complesso, adiacente a quello vecchio, con lo scopo di migliorare le strutture del Club. Il vecchio impianto, l'Estadio Alsinia y Colon, fu mandato in pensione e il 3 settembre del 1950 venne inaugurato El Cilindro, che era capace di ospitare sessantamila persone. Dato che il governo nazionale di Juan Domingo Pèron prestò i soldi per finanziare la costruzione, ben presto lo stadio prese il nome del Presidente argentino. Eccoli finalmente lì i due stadi, l'uno di fronte all'altro e divisi solo da una strada.

Lo spettacolo poteva continuare.

La malediciòn de Los Siete Gatos.

Nel 1967 il Racing vinse la Libertadores e la Coppa Intercontinentale. Una situazione intollerabile per i "diablos rojos". La gloria eterna si era spostata dalla parte dei rivali. I tifosi dell'Indipendente andarono su tutte le furie. Alcuni di loro decisero d'improvvisarsi stregoni, ricorrendo alla magia nera. Si intrufolarono di soppiatto nel Cilindro e seppellirono nel campo le carcasse di sette gatti neri. La maledizione era stata lanciata. Nonostante si tratti di una storia al limite tra la realtà e l'immaginazione, l'Indipendiente cominciò a fare pilottò di Libertadores e il Racing cadde in una spirale negativa. Non vinse un campionato per trentacinque anni. Il momento peggiore arrivò il 22 dicembre del 1983. Quel giorno il Racing giocava l'ultima partita della stagione in casa dell'Independiente.

I diavoli rossi vinsero, furono incoronati campioni d'Argentina e spedirono i vicini nell'inferno della seconda divisione. Cominciò a spargersi la voce che i gatti erano stati interrati sotto una delle due porte del Cilindro. Quelli del Racing fecero degli scavi e sotto una porta trovarono sei gatti morti. Mancava il settimo. Per annullare il maleficio, seppellirono dei rospi. Ben presto si scoprì, a detta di uno stregone, che i rospi rafforzavano la maledizione. Nel 1998 un prete, sotto gli occhi di uno stadio pieno, eseguì un esorcismo nella porta maledetta. Niente da fare: il Racing non continuava a vincere. Nel 2001 il tecnico Reinaldo Merlo ordinò di scovare il settimo gatto. Quell'anno, mentre l'Argentina viveva una delle sue crisi economiche peggiori, il Racing conquistò il campionato dopo che per trentacinque anni era rimasto a mani vuote. 

Strana coincidenza o meno, l'incantesimo era spezzato...